30/09/08

Canto del Drago


Udite il canto del saggio,
che come pioggia o lacrime
scende a tergere la polvere degli anni
dalle mille storie della saga di Dragonlance.
E fu che in epoche remote, oltre la memoria e la favella,
al primo sbocciare del mondo,
quando le tre lune si levarono dal grembo della foresta,
draghi terribili e smisurati
dichiararono guerra al mondo di Krynn.

Ma dalla tenebra dei draghi
e dalle grida di chi implorava luce
al tetro cospetto della luna nera
s'accese sommessa una luce in Solamnia,
e il campione della verità e del coraggio
si appellò agli dei stessi
e forgiata Dragonlance tremenda
dilaniò il cuore della stirpe di drago
e ne scacciò le ali oscure
dalle chiare riviere di Krynn.

E così fu che Huma, guerriero di Solamnia,
portatore di Luce e primo Lanciere,
seguì la propria luce fino ai piedi dei monti Khalkist,
fino ai piedi di pietra degli dei,
fno al silenzio attonito del loro tempio.
Si appellò ai fabbricanti di Lance, assunse
il loro immane potere di annientare l'indicibile insidia,
di ricacciare la tenebra serpentina
nella voragine della gola di drago.

Paladine, gran dio del Bene,
fu di Huma al fianco
e fece forti il suo braccio destro e la sua lancia -
e Huma alla luce di mille lune,
bandì la Regina delle Tenebre
e scacciò l'orda dei suoi striduli sicofanti
nel regno astruso della morte, dove le loro imprecazioni
cadevano sul nulla e poi sul nulla ancora,
lontano dalla terra rischiarata.
Crollò così l'era dei sogni
ed iniziò l'Era del Potere.

E Istar, regno della luce e della verità, sorse in Oriente,
e minareti di bianco e d'oro
si levarono al sole e alla sua gloria
annunciando la fine del male,
e Istar, madre e nutrice delle lunghe estati del bene,
brillò come una meteora
nei cieli limpidi dei giusti.

Ma pure nel chiarore
il Grande Sacerdote di Istar vide ombre:
di notte vide alberi come armati in agguato, fiumi
scuri ed ispessiti sotto la luna muta.
A lungo cercò nei libri
i segni e gli incantesimi delle vie di Huma,
così da poter anch'egli nella santa causa
chiamare a sè gli dei
e mondare il mondo dal peccato.

E venne poi il tempo del buio e della morte,
quando gli dei si negarono al mondo.
Come una cometa, una montagna di fuoco devastò Istar
e la città si spaccò come un cranio fra le fiamme,
i monti si levarono nelle valli un tempo fertili,
i mari si gettarono nelle tombe delle montagne,
i deserti mormorarono sul fondo arido dei mari,
le strade di Krynn esplosero
e divennero i sentieri dei morti.

Cominciò così l'era della Disperazione.
Le strade si persero, il vento e la sabbia
la fecero da padroni tra le rovine delle città,
le pianure e le montagne divennero la nostra casa.
Abbandonati dai vecchi dei imbelli,
squarciammo il freddo grigio ostile del cielo
con la nostra invocazione a nuovi dei.
Il cielo è calmo, muto, immoto.
Ancora non ci hanno risposto.




29/09/08

Cardiologia


Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente


F. De Gregori




La rete a maglie larghe - Haka Nesser


Trama:
Nella cittadina di Maardam, il commissario Van Veeteren e la sua squadra sono alle prese con il caso di Jenek Mattias Mitter, un insegnante accusato della morte della moglie Eva. Risvegliatosi dopo una potente ubriacatura, Mitter ha trovato la moglie morta nella vasca da bagno: l'uomo - che versa in stato confusionale - continua a professarsi innocente. Nonostante la condanna del tribunale, il commissario Van Veeteren continua a nutrire forti dubbi sulla colpevolezza di Mitter. E infatti, pochi giorni dopo, Mitter viene assassinato nella sua cella. Iniziano così le indagini sulla vita passata di Eva, sul suo precedente matrimonio e sulla sua famiglia d'origine.

Mio pensiero:
Un libro incentrato sugli interrogatori e l'indagine.
E' proprio questo che a me è piaciuto, non mi è sembrato il banale giallo, o il banale thriller....e nonostante l'azione non sia al centro della narrazione, il libro si legge molto in fretta.
Il personaggio del detective VV è davvero molto carismatico...sempre con la risposta pronta..
Insomma il libro mi ha colpito positivamente nonostante il genere non sia il mio preferito.
Se ne avrò l'occasione comprerò anche gli altri libri.

Voto: 8,5/10

25/09/08

Grandi Parole


L'errore peggiore è pensare che quello che conta più di tutto in una partita sia vincere.

Niente affatto.

Quello che conta è la gloria.

È giocare con stile, con bellezza, è andare in campo e travolgere l'avversario, non aspettare che sia l'avversario a farsi avanti e così morire di noia.



Robert Dennis

23/09/08

Coldplay - Viva la vida!


I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sweep alone
Sweep the streets I used to own

I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy's eyes
Listen as the crowd would sing:
"Now the old king is dead! Long live the king!"

One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt and pillars of sand

I hear Jerusalem bells a ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
Once you go there was never, never an honest word
That was when I ruled the world
(Ohhh)

It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in
Shattered windows and the sound of drums
People couldn't believe what I'd become

Revolutionaries wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king?

I hear Jerusalem bells a ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
(Ohhhhh Ohhh Ohhh)

I hear Jerusalem bells a ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
Oooooh Oooooh Oooooh

19/09/08

Poesia Cinese



Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me,
non saprei dove condurti;
cammina al mio fianco
e saremo sempre amici.


18/09/08

Ninna nanna - Branduardi


"L'ho addormentato nella culla
e l'ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me".
L'hanno detto giù nelle cucine;
la voce ha risalito le scale
e tutta la casa ora lo sa:
ieri notte piangeva un bambino.
L'hanno detto giù nelle cucine
e tutta la casa lo sa
che ieri lei aveva un bambino
e che oggi lei non l'ha più.
"Adesso alzati e dillo a me,
lo so che avevi un bambino,
tutta la notte ha pianto e perché
ora tu non l'hai più con te".
"L'ho addormentato nella culla
e l'ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me".
"Adesso alzati, vieni con me
questa sera andremo in città,
lava le mani, lavati il viso,
metti l'abito grigio che hai".
L'abito grigio non indossò
per andare quella sera in città,
vestita di bianco la gente la vide
davanti a se passare.
"La scorsa notte dalla mia padrona
le ho pettinato i capelli
poi mio figlio ho addormentato e
l'ho affidato al mare"...
Non lo sapeva certo mia madre
quando a sè lei mi stringeva
delle terre che avrei viaggiato,
della sorte che avrei avuta.
"L'ho addormentato nella culla
e l'ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me".




17/09/08

Raymond Feist - L'incantesimo di Silverthorn


Trama:
La guerra tra i mondi di Midkemia e Kelewan si è conclusa: il Regno delle Isole si prepara a vivere un periodo di pace e a festeggiare il matrimonio tra il principe Arutha di Krondor e la principessa Anita. Ma la tragedia è in agguato: nel giorno delle nozze, la principessa e colpita da una freccia imbevuta di un'erba velenosa nota come Silverthorn, così rara e misteriosa che tutti i rimedi conosciuti per contrastare i suoi effetti risultano inutili. E mentre la vita della giovane si spegne lentamente, Arutha si convince che l'unica speranza per salvarla sia spingersi fino nella lontana Sarth, dove sorge un'antica abbazia che custodisce più conoscenze di qualsiasi altro luogo del Regno. Così, in compagnia di un mercenario. di un menestrello e di un giovane ladro, il principe si mette in cammino...

Recensione:
Libro quasi fotocopia del precedente...anzi...forse sotto certi aspetti peggiorato.
Manca quella profondità che ha caratterizzato Il signore della magia...sembra che il libro sia stato scritto di fretta.
La trama si intreccia abbastanza bene, ma manca la spinta del primo libro...
L'unico momento del libro degno di nota è il viaggio a Sar-sargoth.
L'introduzione di alcuni nuovi personaggi dà una ventata di aria fresca alla narrazione...il finale è al cardiopalma...vedremo cosa succederà nel terzo ed ultimo volume...

Voto: 7,5/10

Raymond Feist - Il signore della magia


Trama:
Sulle rive di Crydee, un tranquillo avamposto di frontiera del Regno delle Isole, su Midkemia, un orfanello di nome Pug si sforza di apprendere i segreti dei grande Mago Kuigan. Il giovane - che grazie al suo coraggio si è conquistato un posto a corte e le simpatie di una giovane principessa dimostra un notevole talento magico, però si trova misteriosamente a disagio con gli incantesimi più comuni e consueti. Poi, un giorno, in modo del tutto inatteso, le annate di un popolo proveniente da un altro mondo si affacciano alle porte del Regno, minacciandone il futuro... Neanche l'inesperto Pug potrà sottrarsi ai conflitto e, insieme con l'amico guerriero Tomas, affronterà una lunga serie di avventure, che lo porteranno a ottenere il controllo di una magia mai vista, eppure da sempre presentita, nonché a scoprire il segreto dei misteriosi nemici e dello scontro in atto tra Midkemia o l'oscuro mondo di Kelewan...


Recensione:
Una delle poche saghe fantasy che iniziano con il piede giusto (spesso mi è capitato di leggere saghe con un inzio non tanto scoppiettante).
Davvero notevole la fantastia di Feist nel descrivere ben due mondi...con diverse popolazioni che entrano in guerra tra loro.
Molto curato l'aspetto magico del libro...soprattutto l'addestramento di Pug.
A parte il finale un pò sotto tono il resto del libro è da leggere. Non si abbassa quasi mai il ritmo dell'azione...insomma un libro davvero coinvolgente...

Voto: 8/10



16/09/08

Pablo Neruda - Tratto da sonetti d'amore



Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amor vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo Neruda




09/09/08

Federer torna Re...e fa 13!!!

TENNIS Roger Federer US Open - 0

Federer conquista il suo tredicesimo successo in un torneo dello Slam: Murray, che in semifinale aveva superato niente meno che Nadal scompaginando i pronostici, viene battuto in tre set : 6-2 7-5 6-2

Re Roger è tornato: lo svizzero numero due del mondo batte la sorpresa Andy Murray in finale e conquista il quinto US Open consecutivo, il suo primo slam stagionale e 13esimo di una carriera che possiamo tornare a definire straordinaria.

Non che prima non lo fosse: ma la consistenza di Nadal aveva forse arrugginito un po' quella che era l'incredibile attitudine al trionfo dello svizzero. La vittoria in tre set su Murray, 6-2 7-5 6-2, ma forse anche la sconfitta stessa di Nadal contro lo scozzese, restituiscono a Federer la patina d'oro scalfita dalla ruggine degli ultimi tempi.

L'elvetico diventa così il secondo tennista dal 1924 ad oggi, dopo Bill Tilden, a trionfare cinque volte di fila a New York: e chi seguirà dovrà impegnarsi moltissimo per riuscire a fare altrettanto.

La partita con Murray non ha avuto molta storia: Federer conquista agevolmente il primo set in soli 26' con il punteggio di 6-2, grazie ad un gioco veloce, vario, pieno di colpi che mettono Murray ripetutamente alle corde e che non sembrano dare all'avversario neppure la possibilità di reagire. Probabilmente la superiorità espressa contro il guascone Djokovic è stata una grande iniezione di fiducia per Re Roger mentre Murray, 21 anni e alla sua prima finale in uno Slam, fatica anche solo a capire la direzione del gioco.

Smaltita l'emozione Murray si scuote nella seconda partita: lo scozzese trova subito un controbreak alzando il proprio livello di gioco mentre Federer, abbassando considerevolmente il proprio e concedendo qualche errore di troppo, consente se non altro di vedere un match un po' più equilibrato. Federer dà spago a Murray per poi togliergli la soddisfazione di sentirsi competitivo in pochi giochi: sul 6-5, servizio in canna, Roger zittisce Murray e pone l'inerzia del match tutta dalla sua parte.

Il terzo set inizia seguendo il canovaccio della chiusura del secondo. Federer rifila a Murray tre giochi, poi altri due: quindi tira il fiato per ricaccia in gola a Murray un minirecupero fino al 5-2, e chiudere in 1.51' contro un avversario che esce comunque a testa alta e con la consapevolezza di aver potuto fare poco togliendosi per altro la soddisfazione di un doppio salto nel ranking mondiale, dal sesto al quarto.

Nadal aveva dominato ovunque, battendolo nelle finali di Wimbledon e Roland Garros: ma forse stavolta nella finale di New York avrebbe potuto davvero batterlo il maiorchino: una curiosità che dovremo rimandare agli Slam della prossima stagione: "Wimbledon, Roland Garros e Australian Open non sono stati felicissimi per me quest'anno anche se avevo giocato abbastanza bene in quegli slam - dice Federer - ma ora quello che mi rende più felice è aver eguagliato le 5 vittorie di Wimbledon agli Us Open, e vincere 5 volte di fila uno slam posso garantire che è qualcosa di molto, molto difficile. Sono l'unico ad aver vinto due slam per 5 volte consecutive perciò sono molto orgoglioso e felice che gli slam di questa stagione si siano chiusi con la mia vittoria qui agli Us Open".

Murray dal canto suo guarda all'opportunità svanita in modo realistico, e riconosce i suoi limiti: "Non credo di aver mai avuto una sola possibilità di vincere nel primo set, e nel secondo ho sprecato malamente le poche occasioni che Roger mi ha concesso. E' vero che non dovevo necessariamente vincere il match per considerarmi felice di queste due settimane, che sono state comunque straordinarie: ma quando hai un'occasione come questa brucia sempre vederla svanire. D'altronde non mi sono mai trovato in vantaggio durante la partita: ho sempre inseguito... E quanto a Roger, niente da dire: è un grande, vincere un torneo come questo per cinque volte di fila dimostra tutta la sua straordinaria grandezza".

Federer, che dopo quattro anni e mezzi d'oro e da re aveva incamerato pochi trofei d'ottone (Estoril e Halle) e la consapevolezza di essere semplicemente il secondo tennista del mondo in questo momento storico alle spalle di Nadal, torna a essere un Vincente vero. Con la V maiuscola.

Prossimo obiettivo, tornare numero uno del mondo, dopo che Nadal gli aveva tolto lo scettro gestito per 237 settimane di finale: ma lì una sola vittoria non basterà.

27/08/08

Il corvo - Edgar Allan Poe

I.

Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco,
sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata;
mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero,
come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.
-- « È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera » --
Questo soltanto, e nulla più.


II.

Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre,
e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora,
e che nessuno chiamerà in terra - mai più.


III.

E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea,
facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima,
sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo:
« È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza.
« Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza;
è questo soltanto, e nulla più ».


IV.

Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
« Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono;
« ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente,
« e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera,
« che io ero poco sicuro d'avervi udito ». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
Vi era solo la tenebra, e nulla più.


V.

Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito
sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
Soltanto questo, e nulla più.


VI.

Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme;
ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
« Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra ».
Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
È certo il vento, e nulla più.


VII.

Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali,
si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi;
egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante
ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera,
s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.


VIII.

Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
con la grave e severa dignità del suo aspetto:
« Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile,
« orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte
« dimmi qual'è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte! »
Disse il corvo: « Mai più ».



IX.

Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello,
sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito;
poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana,
mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera,
con un nome siffatto: « Mai più ».


X.

Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente
quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò -
finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: « Altri amici mi hanno già abbandonato,
domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato ».
Allora, l'uccello disse: « Mai più ».


XI.

Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
« Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza,
« presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura
« perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello,
« finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
« Mai, - mai più ».


XII.

Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso,
subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare
fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi,
che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
intendea significare gracchiando: « Mai più ».


XIII.

Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba
all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio
sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente;
ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente
Ella non premerà, ah! - mai più!


XIV.

Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile,
agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
- « Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti à inviato
« il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora!
« Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!
Disse il corvo: « Mai più ».


XV.

- « Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
- « Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva,
« desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata
« in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro -
« Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
Disse il corvo: « Mai più ».


XVI.

- « Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
« Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo -
« dì a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden,
« essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora,
« abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora ».
Disse il corvo: « Mai più ».


XVII.

- « Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! » - io urlai, balzando in piedi.
« Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte!
« Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita!
« Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
Disse il corvo: « Mai più ».


XVIII.

E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza,
e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna;
e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento,
e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento
non si solleverà mai più!

25/08/08

Parole a memoria - Francesco De Gregori


Era solo per ricordare
il primo verso di una poesia
Una scusa per chiedere scusa
un modo elegante per andarsene via
O soltanto per averti pensato
o aver pensato male
Per averti dimenticati
nei regali di natale
E averti visto sanguinare le ossa
e maledire domani
E aver lasciato le tue rose bianche
a un matrimonio albanese
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire

Era solo per ricordare
un altro tipo di situazione
Come una piccola città di mare
e una stufa a carbone
Che non tirava se tirava vento
sul tuo cappotto rivoltato
Ma sotto i portici sentivi già l'estate
ed una birra d'un fiato
Poi d'improvviso tutti gli anni per terra
come i capelli dal barbiere
Come la vita che non risponde
e il tempo fa il suo dovere
Ed il barbiere con la chitarra
vuole sentirti suonare
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire

Era solo per chiacchierare
versare il vino spezzare il pane
Pagare pegno, ricominciare
parlare al cane
Era solo per ricordare
l'ultimo verso dell'Infinito
ed i tuoi occhi come lo stagno
e una carezza sul tuo vestito
che certamente non aveva senso
o aveva senso trovarci allora?
Se tutto quanto era già stato detto
o c'erano cose da dire ancora?
Ma non avevo tempo da perdere
e tu tempo da dare
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire





20/08/08

Dart-Thornton Cecilia - La signora di Erith


Trama:
Molti secoli or sono, i Cancelli del Regno si chiusero, intrappolando nella mortale Erith il re fatato Angavar e il suo gemello Morragan, il Principe Corvo. E oggi, la fuggitiva che si fa chiamare Tahquil finalmente apprende la verità. Il Principe Corvo la insegue perché soltanto lei può riaprire quei Cancelli e mettere così fine alla sua prigionia. Ma la mente di Tahquil è ancora ottenebrata da un potente incantesimo e il suo corpo si sta consumando a causa di una misteriosa malattia. E la cura - insieme con lo svelamento del mistero che avvolge il suo passato - si trova proprio a Evernight, la fortezza di Morragan.

Recensione:
Grande finale per una grande trilogia!
Nulla di nuovo rispetto agli altri volumi, sempre gli stessi personaggi, sempre la stessa ambientazione, sempre gli stessi ritmi (continuo a ripetere che per me sono sempre stati troppo bassi).
La storia si evolve con un climax fino alla fine, l'unica nota negativa è l'eccessiva velocità nel finale...sembra che tutto avvenga all'improvviso...la Dart-Thornton poteva magari togliere tutta la digressione dell'incoronazione di Edward per concentrarsi meglio sul finale...ma vabbè...il libro resta in ogni caso molto bello!
Consiglio la saga agli appassionati di fantasy "puro". Meglio lasciar perdere ai non amanti del genere.


Voto: 9/10

If - Kipling (versione in inglese)

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;


If you can wait and not be tired from waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don't give way to hating,
And yet don't look too good, nor talk too wise:



If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;


If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build 'em up with worn-out tools:


If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;


If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: "Hold on!"


If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings - nor loose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;


If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that's in it,
And - which is more - you'll be a Man, my son!

17/08/08

Oro!!!



Il “duo”Fedrinka” ha vinto l’oro nel doppio. E’ la prima medaglia olimpica per Roger Federer, e ovviamente per Wawrinka, n.10 del mondo. I due svizzeri hanno vinto 6-3,6-4,6-7,6-3 (solo la finale si gioca 3 set su 5) sul duo svedese Johansson e Aspelin che avevano ieri vinto la loro semifinale dopo 4 ore e 46 minuti di lotta sui due francesi Cleement e Llodra che oggi hanno perso anche dai fratelli Bryan.
La finale si è conclusa con un bel servizio di Federer al quale Johansson non è riuscito a rispondere. Grandi abbracci fra i due svizzeri, che saltellano come bambini euforici. Dopo di che Wawrinka si è gettato a terra lungo disteso e Federer, prima di sdraiarcisi sopra, ha finto di fargli un massaggio cinese. Una scenetta divertente.
Federer sul podio appare felicissimo. E più allegro (ogni riferimento al compagno di doppio che certo non vale Wawrinka non è assolutamente casuale) di quando ha vinto qualche finale di Slam. I cinesi sono impazziti per lui. Molti hanno preferito guardare la sua partita che quella contemporanea di doppio femminile vinta dal Medina-Garrigues -Ruano Pascual sulle cinesi Zheng-Yan.
Va detto, peraltro, che il BOCOG _ la sigla dietro la quale si nasconde l’organizzazione olimpica di Pechino _ si è dimoostrato motlo rigido. C’era un sacco di gente fuori che chiedeva biglietti, ma i biglietti (tipo ground) per le partite dei campi che non fossero il centrale (il solo dove si sarebe dovuto giocare) non c’erano. E così le tribune degli altri show court erano semivuoti. un vero peccato giocare per una medaglai davanti a nessuno.
Federer ha chiesto un torneo di 10 giorni, ma l’ATP e la Wta non ci pensano nemmeno a darlo perchè non vogliono sacrificare due settimane del loro circuito (una volta ogni quattro anni!). Certo qui nessuno aveva previsto tanta pioggia così _ fra l’altro le previsioni sono brutte anche per domani _ alcune partite sono finite dopo le 3 di notte con i vincitori che dopo poche ore dovevano scendere in campo di nuovo. Forse sarebbe bastato cominciare di sabato, anzichè attendere la domenica, ma mi ha fatto notare lo stesso Federer poco fa che allora lui non se la sarebbe sentita di stare in piedi 5 ore per cinque ore per la cerimonia di presentazione dove lui era il portabandiera rossocrociato.
Insomma, diverse cose vanno riviste nell’organizzazione del torneo di tennis.

Fonte: Ubitennis

12/08/08

Dart-Thornton Cecilia - Trilogia di Bitterbynde Vol 2 - La dama delle isole


Trama:
Dopo la fuga dalla Torre di Isse e le mille avventure che l'hanno coinvolta, Imrhien decide di recarsi a corte per riferire al Re notizie di vitale importanza e per reincontrare Thorn, il cavaliere di cui è innamorata. Ma, per non destare sospetti, assume una nuova identità e si spaccia per Lady Rohain, la dama delle isole Sorrows. Purtroppo, appena giunta a corte, scopre che il Re e le sue guardie sono partiti per affrontare le orde degli unseelie, esseri soprannaturali che hanno dichiarato guerra agli uomini. Così, mentre attende il ritorno del Re, Imrhein/Rohain si ritrova schiava della sua stessa copertura e viene coinvolta nei giochi di potere di nobili corrotti e senza scrupoli, che possono essere anche più pericolosi dei malvagi unseelie...



Recensione:
Continua la saga di Bittterbynde con questo splendido volume.
L'ambientazione, le creature magiche..insomma tutto ciò che di positivo c'era nel primo volume qua resta inalterato.
La vicenda inizia ad intrecciarsi seriamente...anche se a volte si ha l'impressione che la Dart-Thornton abbia voluto per forza di cose complicare un pò il tutto.
Spesso la trama risulta banale, molto si intuisce centinaia di pagine prima che avvenga...
Il ritmo del libro resta sempre piuttosto blando, escludendo la parte finale, in cui finalmente si riescce a capire tutta la storia.
Sono proprio le ultime 100 pagine quelle che meritano davvero di essere lette, e, paradossalmente, proprio alla fine del secondo libro inizia la vera storia della Trilogia...spero che il terzo volume non mi deluda...mi aspetto grandi cose...e soprattutto un gran finale...


Voto: 8,5/10



09/08/08

Poesia



Ascolta, amore,
Il racconto del tuo amato;
Quando gli amici l'han lasciato
Un uomo avrà dolore.

Poiché allora saprà
Ch'essi son bugiardi
E un mucchietto di cenere
Le loro parole.



La candela e la falena - Angelo Branduardi

07/08/08

Poesie Bytterbinde 3 - La ragazza della torre

Lanciamo un richiamo.Fatti avanti, da te vogliamo esser seguite
laggiù dove danziamo nelle lacustri vallette verdeggianti.
T'indurremo al distacco, nei sogni ti avvilupperemo
e le tue catene di terra recideremo. Qui resterai in eterno.

Belle danzatrici, dolci voci, splendete e scintillate.
Non mi chiamate, io volgerò le spalle senza ascoltare se m'invitate.
Mi vorreste intrappolare e annegare e nelle alghe avviluppare,
in verdi cavità mi fareste sprofondare. Non mi chiamate, non verrò ad
ascoltare.

La vostra danza m'incanta, cominciano i miei piedi a scivolare
verso la verde acqua dove ci sono i gigli a galleggiare.
Nelle vostre braccia avviluppatemi, venite a prendermi, sto piangendo,
il respiro il mio corpo lascia, sto sprofondando, sto morendo.
Le Annegatrici,
canto popolare.



Pietre preziose, ossa sepolte, radici e fiumi, gelide grotte.
Argilla e sabbia sotto la terra, argento, stagno e oro lucente.
Scava e suda, ma non scordare che di pericolo
le sale oscure sono permeate.
Scava la tua tomba, minatore ardito, degli alti monti
nelle profondità remote.
Avvertimento delle creature soprannaturali


Quanto dista la Valle delle Rose?
Non troppo, seguendo il volo dei Corvi Neri.
Lei è là, colei che all'alba attende,
sempre il suo sguardo verso i cieli ascende.
Quanto dista la Valle dei Rovi?
La Nera Cornacchia è rapida di ali.
Lui è là, colui che del crepuscolo è in attesa,
sinchè, fuggito il giorno, non sia la notte scesa.
Il canto della Sorella.




Poesie Bytterbinde 2 - La ragazza della torre

Morbido intaglio di luce, scintillante come un brinoso giorno;
armato di una stalattite..di un candore argenteo è il singolo corno.
Specchiato in un lago boschivo, stranamente fugace,
selvaggio sempre,
visto di notte solo il cielo limpido, mai vicino, fantasia infantile.
Leggende cantano i menestrelli, mai il dolore la tua razza
ha sfiorato...
Libero come l'aria, elusivo essere, con piede leggero il vento
hai sconfitto.
Strano e raro, perduto per gli umani; della luna più splendende;
dalla tua criniera cadono diamanti. Bestia di brina,
ma come l'amor calda...
unicoro.
LLEWELL,
cantore di Auralonde.


Io sono il Bastone, e il Bastone è l'Albero.
L'Albero afferra il Vento nella sua chioma,
cattura il Fuoco nelle sue ossa, pompa l'Acqua nelle sue vene,
stringe terriccio e pietra nelle lunghe dita.
L'Albero si erge tra cielo e terra.
L'Albero è il Bastone, e il Bastone sono io.
Canto Carlin



Il silenzio è un incantesimo.
Detto arysk.



Il mare è una strada...una rotolante via d'acqua
fino ad ogni remota contrada del mondo.
Pochi riferimenti segnano la sua ondulata, irrequieta superficie...
Pure isole solitarie e sporgenti scogli, di madreperla incrostati,
infidi frangenti e sabbie verdi di alghe col calare della marea
dove le sirene cantano e gli squali si annidano.

Il cielo è una strada...aereo viale smisurato,
e dall'alto sovrasta ogni altro sentiero.
In basso, grandi laghi e monti indicano la via
agli uccelli, e a quanti cavalcano sorretti dal sildron.
Piste di nubi ammantate, le strade dei cigni,
e vie che mai potranno essere calpestate da stivali.

Tutti i sentieri alla terra ancorati, dalle strade ai viottoli,
tutte le tortuose strisce di suolo segnato da ruote e non seminato,
tutti i viali e le rotte delle Navi d'Acqua e le vie del cielo
sono intrecciati. La Strada Universale...
un'unica linea che ti attira sopra la collina e al di là di essa,
un'unica via che ti conduce verso casa, alla tua porta.
Canto di un menestrello girovago.



Poesie Bytterbinde - La ragazza delle torre

Muto, reietto e arido, una stranezza da incanto vincolata,
questo sono io.
Nell'argilla i piedi ho radicati, il cielo il mio sguardo fissa invano.
Da Desiderio di volare,
canto talith.


Non rammentato, ieri è ormai sparito.
Senza ieri, oggi non ha senso.
Chi sei tu, se sei dimenticato?
Chi sei tu, se non la somma dei tuoi ricordi?
Canto ertish.


Alto cresce il pino, basso l'agrifoglio; le Navi del Vento vanno
dove vanno le aquile.
Cento piedi da terra; l'unico rumore è quello del fasciame.
Nessuna ruota solca le nostre strade e mai le solcherà; gli alberi
più alti sfiorano la chiglia.
Fra abeti e pini navighiamo; betulle e tassi laggiù scivolano.
Scogli d'oceano sono le montagne; gli uccelli sono i pesci del cielo.
Onde spumeggianti, le nubi scorrono accanto, le correnti scuotono
il cielo ventoso.
Su un mare di luce tracciamo la nostra rotta e solchiamo le grandi
strade del sole...
Per gli aeronauti delle nebbie e dell'aria, soltanto gli stolti vivono
laggiù.
Canto dei marinai del cielo.


Un vento aspro ululava nella notte.
Scuoteva la Torre di Guardia
che sorgeva sulla spoglia vetta
e sfidava il potere dell'Inverno.
Tre gatti selvatici vagavano sugli ombrosi pendii,
dove protestavano venti gelidi,
quando dal limitare ghiacciato della valle
giunse un martellare di zoccoli.
Su tutta la campagna di luna illuminata
nubi di tempesta si andavano addensando.
"Sbarrate le porte!" gridò la Guardia
"Due cavalieri si avvicinano!"
Da La torre di Guardia
canto dei feorh.


06/08/08

Jeffery Deaver - La finestra rotta

Trama:
Alice Sanderson viene trovata morta nel suo appartamento di Manhattan, la gola recisa, il quadro più prestigioso della sua collezione scomparso. Gli indizi sulla scena del delitto conducono inequivocabilmente ad Arthur Rhyme, un uomo sposato che la vittima frequentava da poco. Ma non tutto, forse, è come sembra: nella catena di omicidi che da qualche mese insanguina New York, le tracce raccolte dagli inquirenti hanno l'evidenza delle prove schiaccianti, un'evidenza quasi sospetta. È Lincoln Rhyme, criminalista tetraplegico geniale e ribelle, a prendere in mano l'ultimo caso, per scagionare il cugino Arthur e ricomporre i frammenti di una sciarada impenetrabile e crudele come il delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare su alcune società che raccolgono vertiginose quantità di dati sull'esistenza della gente comune. Per scoprire a sue spese che proprio nelle prove che inchiodano senza apparente rimedio i presunti colpevoli si cela l'unico indizio sull'identità di un killer che conosce ogni dettaglio delle vite degli altri. Con "La finestra rotta", Jeffery Deaver, che il Times ha definito "il più grande autore di thriller vivente", torna a mettere in scena uno dei personaggi più amati della narrativa americana di oggi: Lincoln Rhyme.


Recensione:
"Il più grande autore di thriller vivente"!!
Non sono parole mie, ma del Times...
Era da tanto che non leggevo un bel libro di Deaver...la suspance, l'avventura...Lincoln Rhyme.
Ad una prima impressione sembrerebbe tutto perfetto. Ci sono tutte le carte in regola per definirlo uno dei migliori sulla saga di Rhyme. Ma qualche piccolo errore si trova.
E' un vero peccato che a volte Deaver si perda in sciocchezze, ci sono alcuni punti davvero pesanti, in cui si fa fatica ad andare avanti. Ovviamente è come cercare l'ago in un pagliaio, nel senso che il libro è molto scorrevole, si legge tutto d'un fiato, ma se volessimo cercare veramente un piccolo difetto, ebbene c'è qualche piccolo passaggio un pò sotto tono.
Inoltre i personaggi sono sempre i soliti, Mitici(la maiuscola è d'obbligo): Rhyme, Sachs, Sellitto, Poulaski, Thom, Haumann....
Conclusione: un libro assolutamente da leggere, per gli appassionati e non.

Voto: 9/10

05/08/08

Samuele Bersani - Giudizi Universali


Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei...

04/08/08

Rudyard Kipling - If


Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L' hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell'insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti "Su!".

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d'un solo istante
superare l'istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

Rudyard Kipling

25/07/08

Marion Zimmer Bradley - Le nebbie di Avalon

Trama:
Vi fu un'epoca in cui le porte tra i mondi fluttuavano con le nebbie e si aprivano al volere del viaggiatore. Di là dal regno del reale si schiudevano allora luoghi segreti e incantati, siti arcani che sfuggivano alle leggi di Natura e si sottraevano al dominio del Tempo, territori favolosi dove le più strane e ammalianti creature parlavano lingue oggi sconosciute, avevano gesti, modi e riti oggi indecifrabili; dove nessuna cosa era identica a se stessa, ma poteva mutarsi ogni istante in un'altra. Con l'andar del tempo, però, "reale" e "immaginario" entrarono in netto contrasto. Allora come oggi, furono le donne a fare da mediatrici. Morgana, Igraine, Viviana conoscevano il modo per far schiudere le nebbie e penetrare nel magico regno di Avalon...

Recensione:
Libro Bello. Ma abbastanza superficiale. Mi aspettavo di più, soprattutto dopo aver letto una marea di commenti positivi ovunque.
La storia è ovviamente conosciuta, tanto che sono del tutto assenti i colpi di scena; il modo in cui viene narrata è abbastanza superficiale, si viene catapultati improvvisamente da un posto ad un altro, da un anno all' altro...a volte perdendo anche il senso del tempo.
I personaggi della storia sono essenzialmente femminili, tutto viene visto con gli occhi di Morgana, Ginevra, Mogause, Viviana ecc ecc...questo tipo di narrazione (a me nuovo) mi è piaiciuto tanto, l'unica pecca è la scarsa introspezione che si ha del resto dei personaggi maschili e non (ma essendo tanti non si può aver tutto).
Concludendo: un libro gradevole, sotto molti punti di vista, ma che, secondo me, in alcuni punti pecca di superficialità, in particolar modo alla fine.

Voto: 7/10