27/08/08

Il corvo - Edgar Allan Poe

I.

Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco,
sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata;
mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero,
come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.
-- « È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera » --
Questo soltanto, e nulla più.


II.

Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre,
e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora,
e che nessuno chiamerà in terra - mai più.


III.

E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea,
facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima,
sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo:
« È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza.
« Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza;
è questo soltanto, e nulla più ».


IV.

Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
« Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono;
« ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente,
« e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera,
« che io ero poco sicuro d'avervi udito ». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
Vi era solo la tenebra, e nulla più.


V.

Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito
sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
Soltanto questo, e nulla più.


VI.

Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme;
ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
« Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra ».
Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
È certo il vento, e nulla più.


VII.

Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali,
si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi;
egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante
ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera,
s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.


VIII.

Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
con la grave e severa dignità del suo aspetto:
« Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile,
« orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte
« dimmi qual'è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte! »
Disse il corvo: « Mai più ».



IX.

Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello,
sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito;
poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana,
mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera,
con un nome siffatto: « Mai più ».


X.

Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente
quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò -
finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: « Altri amici mi hanno già abbandonato,
domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato ».
Allora, l'uccello disse: « Mai più ».


XI.

Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
« Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza,
« presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura
« perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello,
« finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
« Mai, - mai più ».


XII.

Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso,
subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare
fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi,
che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
intendea significare gracchiando: « Mai più ».


XIII.

Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba
all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio
sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente;
ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente
Ella non premerà, ah! - mai più!


XIV.

Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile,
agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
- « Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti à inviato
« il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora!
« Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!
Disse il corvo: « Mai più ».


XV.

- « Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
- « Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva,
« desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata
« in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro -
« Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
Disse il corvo: « Mai più ».


XVI.

- « Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
« Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo -
« dì a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden,
« essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora,
« abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora ».
Disse il corvo: « Mai più ».


XVII.

- « Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! » - io urlai, balzando in piedi.
« Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte!
« Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita!
« Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
Disse il corvo: « Mai più ».


XVIII.

E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza,
e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna;
e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento,
e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento
non si solleverà mai più!

25/08/08

Parole a memoria - Francesco De Gregori


Era solo per ricordare
il primo verso di una poesia
Una scusa per chiedere scusa
un modo elegante per andarsene via
O soltanto per averti pensato
o aver pensato male
Per averti dimenticati
nei regali di natale
E averti visto sanguinare le ossa
e maledire domani
E aver lasciato le tue rose bianche
a un matrimonio albanese
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire

Era solo per ricordare
un altro tipo di situazione
Come una piccola città di mare
e una stufa a carbone
Che non tirava se tirava vento
sul tuo cappotto rivoltato
Ma sotto i portici sentivi già l'estate
ed una birra d'un fiato
Poi d'improvviso tutti gli anni per terra
come i capelli dal barbiere
Come la vita che non risponde
e il tempo fa il suo dovere
Ed il barbiere con la chitarra
vuole sentirti suonare
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire

Era solo per chiacchierare
versare il vino spezzare il pane
Pagare pegno, ricominciare
parlare al cane
Era solo per ricordare
l'ultimo verso dell'Infinito
ed i tuoi occhi come lo stagno
e una carezza sul tuo vestito
che certamente non aveva senso
o aveva senso trovarci allora?
Se tutto quanto era già stato detto
o c'erano cose da dire ancora?
Ma non avevo tempo da perdere
e tu tempo da dare
E per non darti un dispiacere
per non farmi notare
per guardarti dormire





20/08/08

Dart-Thornton Cecilia - La signora di Erith


Trama:
Molti secoli or sono, i Cancelli del Regno si chiusero, intrappolando nella mortale Erith il re fatato Angavar e il suo gemello Morragan, il Principe Corvo. E oggi, la fuggitiva che si fa chiamare Tahquil finalmente apprende la verità. Il Principe Corvo la insegue perché soltanto lei può riaprire quei Cancelli e mettere così fine alla sua prigionia. Ma la mente di Tahquil è ancora ottenebrata da un potente incantesimo e il suo corpo si sta consumando a causa di una misteriosa malattia. E la cura - insieme con lo svelamento del mistero che avvolge il suo passato - si trova proprio a Evernight, la fortezza di Morragan.

Recensione:
Grande finale per una grande trilogia!
Nulla di nuovo rispetto agli altri volumi, sempre gli stessi personaggi, sempre la stessa ambientazione, sempre gli stessi ritmi (continuo a ripetere che per me sono sempre stati troppo bassi).
La storia si evolve con un climax fino alla fine, l'unica nota negativa è l'eccessiva velocità nel finale...sembra che tutto avvenga all'improvviso...la Dart-Thornton poteva magari togliere tutta la digressione dell'incoronazione di Edward per concentrarsi meglio sul finale...ma vabbè...il libro resta in ogni caso molto bello!
Consiglio la saga agli appassionati di fantasy "puro". Meglio lasciar perdere ai non amanti del genere.


Voto: 9/10

If - Kipling (versione in inglese)

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;


If you can wait and not be tired from waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don't give way to hating,
And yet don't look too good, nor talk too wise:



If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;


If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build 'em up with worn-out tools:


If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;


If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: "Hold on!"


If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings - nor loose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;


If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that's in it,
And - which is more - you'll be a Man, my son!

17/08/08

Oro!!!



Il “duo”Fedrinka” ha vinto l’oro nel doppio. E’ la prima medaglia olimpica per Roger Federer, e ovviamente per Wawrinka, n.10 del mondo. I due svizzeri hanno vinto 6-3,6-4,6-7,6-3 (solo la finale si gioca 3 set su 5) sul duo svedese Johansson e Aspelin che avevano ieri vinto la loro semifinale dopo 4 ore e 46 minuti di lotta sui due francesi Cleement e Llodra che oggi hanno perso anche dai fratelli Bryan.
La finale si è conclusa con un bel servizio di Federer al quale Johansson non è riuscito a rispondere. Grandi abbracci fra i due svizzeri, che saltellano come bambini euforici. Dopo di che Wawrinka si è gettato a terra lungo disteso e Federer, prima di sdraiarcisi sopra, ha finto di fargli un massaggio cinese. Una scenetta divertente.
Federer sul podio appare felicissimo. E più allegro (ogni riferimento al compagno di doppio che certo non vale Wawrinka non è assolutamente casuale) di quando ha vinto qualche finale di Slam. I cinesi sono impazziti per lui. Molti hanno preferito guardare la sua partita che quella contemporanea di doppio femminile vinta dal Medina-Garrigues -Ruano Pascual sulle cinesi Zheng-Yan.
Va detto, peraltro, che il BOCOG _ la sigla dietro la quale si nasconde l’organizzazione olimpica di Pechino _ si è dimoostrato motlo rigido. C’era un sacco di gente fuori che chiedeva biglietti, ma i biglietti (tipo ground) per le partite dei campi che non fossero il centrale (il solo dove si sarebe dovuto giocare) non c’erano. E così le tribune degli altri show court erano semivuoti. un vero peccato giocare per una medaglai davanti a nessuno.
Federer ha chiesto un torneo di 10 giorni, ma l’ATP e la Wta non ci pensano nemmeno a darlo perchè non vogliono sacrificare due settimane del loro circuito (una volta ogni quattro anni!). Certo qui nessuno aveva previsto tanta pioggia così _ fra l’altro le previsioni sono brutte anche per domani _ alcune partite sono finite dopo le 3 di notte con i vincitori che dopo poche ore dovevano scendere in campo di nuovo. Forse sarebbe bastato cominciare di sabato, anzichè attendere la domenica, ma mi ha fatto notare lo stesso Federer poco fa che allora lui non se la sarebbe sentita di stare in piedi 5 ore per cinque ore per la cerimonia di presentazione dove lui era il portabandiera rossocrociato.
Insomma, diverse cose vanno riviste nell’organizzazione del torneo di tennis.

Fonte: Ubitennis

12/08/08

Dart-Thornton Cecilia - Trilogia di Bitterbynde Vol 2 - La dama delle isole


Trama:
Dopo la fuga dalla Torre di Isse e le mille avventure che l'hanno coinvolta, Imrhien decide di recarsi a corte per riferire al Re notizie di vitale importanza e per reincontrare Thorn, il cavaliere di cui è innamorata. Ma, per non destare sospetti, assume una nuova identità e si spaccia per Lady Rohain, la dama delle isole Sorrows. Purtroppo, appena giunta a corte, scopre che il Re e le sue guardie sono partiti per affrontare le orde degli unseelie, esseri soprannaturali che hanno dichiarato guerra agli uomini. Così, mentre attende il ritorno del Re, Imrhein/Rohain si ritrova schiava della sua stessa copertura e viene coinvolta nei giochi di potere di nobili corrotti e senza scrupoli, che possono essere anche più pericolosi dei malvagi unseelie...



Recensione:
Continua la saga di Bittterbynde con questo splendido volume.
L'ambientazione, le creature magiche..insomma tutto ciò che di positivo c'era nel primo volume qua resta inalterato.
La vicenda inizia ad intrecciarsi seriamente...anche se a volte si ha l'impressione che la Dart-Thornton abbia voluto per forza di cose complicare un pò il tutto.
Spesso la trama risulta banale, molto si intuisce centinaia di pagine prima che avvenga...
Il ritmo del libro resta sempre piuttosto blando, escludendo la parte finale, in cui finalmente si riescce a capire tutta la storia.
Sono proprio le ultime 100 pagine quelle che meritano davvero di essere lette, e, paradossalmente, proprio alla fine del secondo libro inizia la vera storia della Trilogia...spero che il terzo volume non mi deluda...mi aspetto grandi cose...e soprattutto un gran finale...


Voto: 8,5/10



07/08/08

Poesie Bytterbinde 3 - La ragazza della torre

Lanciamo un richiamo.Fatti avanti, da te vogliamo esser seguite
laggiù dove danziamo nelle lacustri vallette verdeggianti.
T'indurremo al distacco, nei sogni ti avvilupperemo
e le tue catene di terra recideremo. Qui resterai in eterno.

Belle danzatrici, dolci voci, splendete e scintillate.
Non mi chiamate, io volgerò le spalle senza ascoltare se m'invitate.
Mi vorreste intrappolare e annegare e nelle alghe avviluppare,
in verdi cavità mi fareste sprofondare. Non mi chiamate, non verrò ad
ascoltare.

La vostra danza m'incanta, cominciano i miei piedi a scivolare
verso la verde acqua dove ci sono i gigli a galleggiare.
Nelle vostre braccia avviluppatemi, venite a prendermi, sto piangendo,
il respiro il mio corpo lascia, sto sprofondando, sto morendo.
Le Annegatrici,
canto popolare.



Pietre preziose, ossa sepolte, radici e fiumi, gelide grotte.
Argilla e sabbia sotto la terra, argento, stagno e oro lucente.
Scava e suda, ma non scordare che di pericolo
le sale oscure sono permeate.
Scava la tua tomba, minatore ardito, degli alti monti
nelle profondità remote.
Avvertimento delle creature soprannaturali


Quanto dista la Valle delle Rose?
Non troppo, seguendo il volo dei Corvi Neri.
Lei è là, colei che all'alba attende,
sempre il suo sguardo verso i cieli ascende.
Quanto dista la Valle dei Rovi?
La Nera Cornacchia è rapida di ali.
Lui è là, colui che del crepuscolo è in attesa,
sinchè, fuggito il giorno, non sia la notte scesa.
Il canto della Sorella.




Poesie Bytterbinde 2 - La ragazza della torre

Morbido intaglio di luce, scintillante come un brinoso giorno;
armato di una stalattite..di un candore argenteo è il singolo corno.
Specchiato in un lago boschivo, stranamente fugace,
selvaggio sempre,
visto di notte solo il cielo limpido, mai vicino, fantasia infantile.
Leggende cantano i menestrelli, mai il dolore la tua razza
ha sfiorato...
Libero come l'aria, elusivo essere, con piede leggero il vento
hai sconfitto.
Strano e raro, perduto per gli umani; della luna più splendende;
dalla tua criniera cadono diamanti. Bestia di brina,
ma come l'amor calda...
unicoro.
LLEWELL,
cantore di Auralonde.


Io sono il Bastone, e il Bastone è l'Albero.
L'Albero afferra il Vento nella sua chioma,
cattura il Fuoco nelle sue ossa, pompa l'Acqua nelle sue vene,
stringe terriccio e pietra nelle lunghe dita.
L'Albero si erge tra cielo e terra.
L'Albero è il Bastone, e il Bastone sono io.
Canto Carlin



Il silenzio è un incantesimo.
Detto arysk.



Il mare è una strada...una rotolante via d'acqua
fino ad ogni remota contrada del mondo.
Pochi riferimenti segnano la sua ondulata, irrequieta superficie...
Pure isole solitarie e sporgenti scogli, di madreperla incrostati,
infidi frangenti e sabbie verdi di alghe col calare della marea
dove le sirene cantano e gli squali si annidano.

Il cielo è una strada...aereo viale smisurato,
e dall'alto sovrasta ogni altro sentiero.
In basso, grandi laghi e monti indicano la via
agli uccelli, e a quanti cavalcano sorretti dal sildron.
Piste di nubi ammantate, le strade dei cigni,
e vie che mai potranno essere calpestate da stivali.

Tutti i sentieri alla terra ancorati, dalle strade ai viottoli,
tutte le tortuose strisce di suolo segnato da ruote e non seminato,
tutti i viali e le rotte delle Navi d'Acqua e le vie del cielo
sono intrecciati. La Strada Universale...
un'unica linea che ti attira sopra la collina e al di là di essa,
un'unica via che ti conduce verso casa, alla tua porta.
Canto di un menestrello girovago.



Poesie Bytterbinde - La ragazza delle torre

Muto, reietto e arido, una stranezza da incanto vincolata,
questo sono io.
Nell'argilla i piedi ho radicati, il cielo il mio sguardo fissa invano.
Da Desiderio di volare,
canto talith.


Non rammentato, ieri è ormai sparito.
Senza ieri, oggi non ha senso.
Chi sei tu, se sei dimenticato?
Chi sei tu, se non la somma dei tuoi ricordi?
Canto ertish.


Alto cresce il pino, basso l'agrifoglio; le Navi del Vento vanno
dove vanno le aquile.
Cento piedi da terra; l'unico rumore è quello del fasciame.
Nessuna ruota solca le nostre strade e mai le solcherà; gli alberi
più alti sfiorano la chiglia.
Fra abeti e pini navighiamo; betulle e tassi laggiù scivolano.
Scogli d'oceano sono le montagne; gli uccelli sono i pesci del cielo.
Onde spumeggianti, le nubi scorrono accanto, le correnti scuotono
il cielo ventoso.
Su un mare di luce tracciamo la nostra rotta e solchiamo le grandi
strade del sole...
Per gli aeronauti delle nebbie e dell'aria, soltanto gli stolti vivono
laggiù.
Canto dei marinai del cielo.


Un vento aspro ululava nella notte.
Scuoteva la Torre di Guardia
che sorgeva sulla spoglia vetta
e sfidava il potere dell'Inverno.
Tre gatti selvatici vagavano sugli ombrosi pendii,
dove protestavano venti gelidi,
quando dal limitare ghiacciato della valle
giunse un martellare di zoccoli.
Su tutta la campagna di luna illuminata
nubi di tempesta si andavano addensando.
"Sbarrate le porte!" gridò la Guardia
"Due cavalieri si avvicinano!"
Da La torre di Guardia
canto dei feorh.


06/08/08

Jeffery Deaver - La finestra rotta

Trama:
Alice Sanderson viene trovata morta nel suo appartamento di Manhattan, la gola recisa, il quadro più prestigioso della sua collezione scomparso. Gli indizi sulla scena del delitto conducono inequivocabilmente ad Arthur Rhyme, un uomo sposato che la vittima frequentava da poco. Ma non tutto, forse, è come sembra: nella catena di omicidi che da qualche mese insanguina New York, le tracce raccolte dagli inquirenti hanno l'evidenza delle prove schiaccianti, un'evidenza quasi sospetta. È Lincoln Rhyme, criminalista tetraplegico geniale e ribelle, a prendere in mano l'ultimo caso, per scagionare il cugino Arthur e ricomporre i frammenti di una sciarada impenetrabile e crudele come il delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare su alcune società che raccolgono vertiginose quantità di dati sull'esistenza della gente comune. Per scoprire a sue spese che proprio nelle prove che inchiodano senza apparente rimedio i presunti colpevoli si cela l'unico indizio sull'identità di un killer che conosce ogni dettaglio delle vite degli altri. Con "La finestra rotta", Jeffery Deaver, che il Times ha definito "il più grande autore di thriller vivente", torna a mettere in scena uno dei personaggi più amati della narrativa americana di oggi: Lincoln Rhyme.


Recensione:
"Il più grande autore di thriller vivente"!!
Non sono parole mie, ma del Times...
Era da tanto che non leggevo un bel libro di Deaver...la suspance, l'avventura...Lincoln Rhyme.
Ad una prima impressione sembrerebbe tutto perfetto. Ci sono tutte le carte in regola per definirlo uno dei migliori sulla saga di Rhyme. Ma qualche piccolo errore si trova.
E' un vero peccato che a volte Deaver si perda in sciocchezze, ci sono alcuni punti davvero pesanti, in cui si fa fatica ad andare avanti. Ovviamente è come cercare l'ago in un pagliaio, nel senso che il libro è molto scorrevole, si legge tutto d'un fiato, ma se volessimo cercare veramente un piccolo difetto, ebbene c'è qualche piccolo passaggio un pò sotto tono.
Inoltre i personaggi sono sempre i soliti, Mitici(la maiuscola è d'obbligo): Rhyme, Sachs, Sellitto, Poulaski, Thom, Haumann....
Conclusione: un libro assolutamente da leggere, per gli appassionati e non.

Voto: 9/10

05/08/08

Samuele Bersani - Giudizi Universali


Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei...

04/08/08

Rudyard Kipling - If


Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L' hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell'insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti "Su!".

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d'un solo istante
superare l'istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

Rudyard Kipling